Tana libera tutti

È estate e perciò il sole pulsa ancora alto nel cielo. Allora si passeggia sotto ai portici, al passo delle testuggini, piuttosto che sui sanpietrini battuti dai raggi che brillano come ad indicare il percorso per il paradiso.

Ci si ferma davanti a tutte le vetrine, anche quelle che si ignorano solitamente, ci si piega con le mani dietro la schiena e con il naso si punta quello o quell'altro oggetto e poi si entra nel negozio, più che per reale interesse di quel che si è visto, per godere degli impianti di condizionamento che dispongono e dell'aria fresca che questi liberano. Il brusio di questi operosi macchinari, che buttano al di là dei muri l'aria calda, si mischia con il chiacchiericcio di quei coraggiosi che ancora stanno fuori e non hanno ancora cercato rifugio.

Piano piano, anche i più stoici cedono e si formano lunghe file davanti alle porte di ingresso dei negozi, che nonostante l'orario e i clienti all'interno, esibiscono tutte il cartello "Chiuso", appositamente girato dai negozianti, che furbamente hanno appreso la situazione, per spremere il più possibile chi è già dentro e farli uscire, quando si sarà calmata la situazione, con quello e quell'altro nel sacchetto.

Intanto tra le lunghe serpentine, che seguivano l'ombra dei portici per non stare ad aspettare al sole, ci si faceva aria con i lembi delle magliette, con ventagli, giornali e cappelli. Tutto quello che poteva produrre un po' di sollievo, era alzato verso il viso e sventolato con nervosismo. Un tentativo vano di resistere alla calura: dalle fronti apparivano goccioloni di sudore che cascavano e scivolavano sul naso e sulle guance, per poi sfrigolare ed evaporare da terra una volta cadute e macchie nere si allargavano a vista d'occhio su magliette e camicie. Qualcuno, sopraffatto dalla calura ma con abbastanza energie, agita i pugni, inveisce e protesta verso quei negozianti che tengono le porte chiuse e verso quei clienti, egoisti, che non concedevano anche a loro il diritto di girare per gli scaffali.

Ora le code vibrano e collassano su loro stesse, si abbandonano le proprie posizioni per accalcarsi il più vicino possibile alle porte e chi stava in punta, si ritrova con il naso che tocca i vetri delle porte, con la scritta "Chiuso" sfuocata per la vicinanza ed il vetro che si appanna per le grida di aiuto o per gli insulti verso chi sta oltre quella barriera, tirati contemporaneamente con le botte sui vetri. Da dentro, si dava uno sguardo altezzoso e di disprezzo a chi si comportava in modo così selvaggio e poi ci si voltava per riprendere la disamina degli stessi scaffali controllati qualche minuto prima. Qualche genitore, con i bambini, coglieva al balzo l'opportunità ed indicando con il dito chi batteva sulle vetrate, insegnava ai propri figli come non ci si bisogna comportare e da chi star lontano.

Di colpo la porta del negozio, quello lì a fianco, si scardina con un rumore sordo e per un battito di ciglia il silenzio, abbastanza da far sentire il tintinnio dei cardini che rotolano per terra. Si grida poi di vittoria e di speranza e si parte alla carica verso il negozio aperto e si usano i giornali, ventagli, cappelli, bastoni, i calci o i pugni per farsi largo nel negozio e tramortire i nemici.

Saltano allo stesso modo altre porte di altri negozi mentre altri vengono invasi dalle vetrate spaccate con i sanpietrini cocenti raccolti poco più in là. Allora si abbandonano quei castelli che sembrano impossibili da invadere e si corre verso quelli con le mura o i portoni crollati, facendosi largo con violenza tra le retrovie degli invasori così da assicurarsi un lembo di freschezza una volta terminata la ressa.

Un signore anziano scivola appoggiato ad una colonna e battendo la testa, con suono sordo, si unisce agli altri che riposano distesi.

Chi è rimasto al sicuro nelle proprie fortezze abbandona gli scaffali e si china per osservare un mare di scarpe, gioielli, abiti, pantaloni e gonne che riposano davanti alle vetrine.

Il sole picchia ancora, non più sui sanpietrini ma sugli sconfitti e i condizionatori ora cantano protagonisti e si mischiano al silenzio in un rumore perpetuo.