Shuffle

Non è possibile, mi sono girato a guardare fuori e qualcuno deve avermi mescolato le parole! Forse non in quel momento, magari mentre bevevo un po' d'acqua o fumavo una sigaretta, ma qualcuno deve avermi fatto uno scherzo.

Davvero, mi cade la penna, mi sembrava di star scrivendo una bella canzone, perlomeno non stonava, quello che pensavo filava liscio e così scorreva la penna. Ora mi trovo davanti a qualcosa che io non ho scritto, ne sono sicuro.

Che sia stato il foglio? Probabilmente spazientito dai segni che scrivevo, degli scarabocchi, quadratini e fiori maldestri, che intervallano la mia scrittura quando sono indeciso, ha ben pensato di farmela pagare ed ha mischiato tutte le parole.

Ma non è plausibile, avrei dovuto vedere le parole riordinarsi davanti a me, invece tutto è fermo. Che sia la penna invece? Ma sì, sarà stata la penna, mi ha ingannato, mentre cercavo di non smarrire il filo del discorso, mi ha illuso che stessi scrivendo quel che pensavo mentre in realtà mi faceva scrivere altre parole.

Non è possibile neanche questo, le penne si tramandano un grande patrimonio di grandi testi e poesie, perché mai una penna vorrebbe consumarsi per scrivere tali mediocrità? Ma questo alla fine vale anche per la carta, perché mai vorrebbe tatuarsi per sempre questi segni senza senso?

Sono deluso e mi si stringe il cuore, incredulo pinzo il foglio con le dita dai suoi lembi superiori. È uno scherzo, provo a scuoterlo, magari così le parole riprendono il loro ordine originale.

Chi vomiterebbe mai una bile nera simile a questa? Nemmeno la peggiore delle creature. Chi sporcherebbe un oggetto bianco, già perfetto di per sé, con delle pitture così maldestre?

Rileggo quello che ho scritto, ma le parole non hanno veramente senso. Questo non può rappresentare la materializzazione dei pensieri. Come fare a riconoscermi in quel vorticare di segni senza senso? Guarda ora cambia di nuovo, scosso da spasmi e pulsazioni le parole si storcono e si riposizionano come piace a loro.

Che sia che i pensieri quando materializzati perdano di senso? Che il contatto con la realtà che abbiamo creato macchi anche il pensiero originariamente più candido? Come una goccia trasparente che cade dal cielo, ma toccando il suolo, finendo in una pozzanghera, si amalgama alla sporcizia di quest'ultima?

Qualcuno deve aver messo tutto in un bicchiere, aggiunto chissà quale intruglio e dato poi delle forti mescolate con un cucchiaio. Però invece di appoggiarmi la sua pozione sul tavolo ha ben deciso di riversare tutto sul foglio.

Fisso il foglio dall'alto, chino, con le mani tra i capelli e lo rileggo. Lo rileggo ancora, ora sono stanco e non ne ho più voglia. Appoggio la guancia sulle nocche e mi cimento in scarabocchi. Disegno quadrati e rettangoli, alcuni pieni altri vuoti, alcuni in tre dimensioni altri in due ma mi stufo in fretta e allora prendo a ricalcare le maiuscole e a raddrizzare le lettere più storpie.

Ho finito le mie operazioni e ormai si capisce ben poco. Il foglio è così sporco che non può servire neanche come bozza o come ricordo per quel che volevo scrivere. Non mi resta che schiacciarlo, comprimerlo in una pallina, per metterlo insieme a tutti gli altri.