Sono preoccupato, a dire il vero forse spaventato, dal rischio, sia esso realistico o meno, di ridurmi ad un involucro maldestro di budella e liquidi. Di diventare un essere non molto lontano da un computer, un groviglio di tubi e cavi, con la sola differenza di essere estremamente più stupido, lento ed inefficiente.
Spero che capiate l'egoismo, ma quello che mi preoccupa di più è di perdere la strada che mi porta a me stesso, di non riuscire a parlare con me prima che con gli altri. D'altronde, prima di imparare una seconda lingua, non bisogna prima saper danzare, senza rompere tutti i vasi, con la propria?
Sono ben più che preoccupato, sono terrorizzato! Non voglio finire rigirato come un calzino dagli stessi strumenti che abbiamo creato noi. Per cui, ironie ed esagerazioni a parte, credo che per me stesso e per la lampadina che troppo spesso accenna a spegnersi per sempre, con sfarfallii inquietanti da cui sembra a volte non potersi riprendere, ho deciso di scrivere qui quel che ritengo possa aiutarmi a rallentare una trasformazione inesorabile.
Insomma, l'avrete capito, questo è un altro noioso diario.
A.